MARIA MENCARONI ZOPPETTI presenta "Il trombetta, il mezzopoeta, l'aspirante secretario", Lubrina Bramani editore.

La Delegazione FAI Bergamo presenta "Il trombetta, il mezzopoeta, l'aspirante secretario. Tra Bergamo e l'Europa del XVI secolo" alla Ubik di via Borgo Santa Caterina 19/C, Bergamo. Interviene l'autrice Maria Mencaroni Zoppetti. Presentazione a cura di Claudio Cecchinelli, letture a cura di Lara Zanchi. Vi aspettiamo!

  18:30
Ubik Bergamo
  Locandina
Via Borgo Santa Caterina 19/C, 24124 Bergamo (BG), Italia

Il trombetta. Il mezzopoeta. L'aspirante secretario. Tra Bergamo e l'Europa del XVI secolo

Mencaroni Zoppetti Maria

Lubrina Bramani Editore (2020)
20,00 €
 9788877667410
Il trombetta. Il mezzopoeta. L'aspirante secretario. Tra Bergamo e l'Europa del XVI secolo
Quando anni fa mi sono imbattuta nel manoscritto MAB6 (già Delta 2.3), conservato nella Biblioteca Civica A. Mai di Bergamo, schedato come Libro/viaggio, non immaginavo che mi sarei trovata di fronte a una sorta di giallo letterario del XVI secolo, né che mi sarei dovuta destreggiare tra episodi della storia dell'Europa del Cinquecento e vicende minori in cui furono coinvolti tre bergamaschi. Sin dall'inizio la lettura del manoscritto mi ha coinvolto facendomi sentire dentro un gioco di scatole cinesi, ricco di fughe in avanti e di ripiegamenti. Dalle carte di quel piccolo codice affiorano i grandi protagonisti del secolo, ma non emerge alcun legame tra loro e un autore, perché il manoscritto di Bergamo è anonimo. Il lungo titolo alla carta 1 che apre il testo, quasi fosse un indice, recita tutti gli argomenti narrati. Stupisce, e sembra impossibile, che un 'libretto' di modeste dimensioni riesca a contenere una storia intensa, drammatica, violenta e nello stesso tempo frivola e festosa, attraversata dai suoi interpreti in soli quindici anni (1548-1563). Tanta ricchezza di contenuti, tante narrazioni mi affascinano, inevitabilmente mi incuriosiscono e spingono a cercare informazioni, innanzitutto sul manoscritto: come e quando è arrivato in Biblioteca? A chi apparteneva? Queste domande a tutt'oggi non trovano risposta. Significa che nessuno si è mai imbattuto in esso? Da una parte questo silenzio può scoraggiare, dall'altra aumenta il desiderio di saperne di più. Se non conosco chi l'abbia scritto, posso cercare di sapere chi faccia parte della storia in esso narrata. Per prima cosa (e ci metto molto tempo) trascrivo il codice. Quando, infine, leggo di fila la trascrizione è come se iniziasse un mio personale viaggio per conoscere quei grandi nominati nel Libro, quelle vicende che hanno arroventato gli anni in questione, quelle storie minute, ma non marginali, di gente comune, quella visione delle città europee, quei paesaggi attraversati, le montagne, i mari, i fiumi? Sin dalle prime carte compare un personaggio che nel titolo del manoscritto non è nominato, ma che nella storia narrata riveste un ruolo straordinario, il Principe Vescovo di Trento. Per caso, cercando la bibliografia su di lui, mi imbatto nello studio "Il viaggio in Spagna del Cardinale Cristoforo Madruzzo (1548) nella Cronaca di Cerbonio Besozzi", studio pubblicato a Trento nel 1962. Quale viaggio? Indago presso la Biblioteca trentina, mi dicono esserci altri studi, pubblicati alla fine del XIX secolo e durante il Novecento, tutti basati su un manoscritto che è conservato nella Hof und Staatsbibliothek di Monaco di Baviera. Quale manoscritto? La mia ricerca incontra le "Fontes Rerum Austriacarum, Österreichische Geschichts-Quellen" e lo studio pubblicato nel 1904 su un manoscritto conservato in Germania e conosciuto come Die Chronik des Cerbonio Besozzi. Cosa è, cosa racconta quella "cronaca"? Chi è l'autore? Riesco a farmi inviare la copia digitale del manoscritto di Monaco, il 330 it, schedato come codice cartaceo del XVI secolo. Dal confronto mi rendo conto che l'esemplare (più elegante dal punto di vista formale) è identico nel contenuto a quello di Bergamo, ma con una differenza sostanziale: in apertura alcuni versi attribuiti a Achille Muzio assegnano la paternità dell'opera a Cerbonio Besozzi. Ma se i due esemplari sono identici, perché in quello di Bergamo non c'è traccia dell'autore? Uno di seguito all'altro nascono molti interrogativi: cosa unisce i bergamaschi Muzio e Besozzi, semisconosciuti in patria, con una storia che attraversa l'Europa del Cinquecento? E poi: esistono solo due esemplari della medesima storia? Vedremo che probabilmente non è così. (M.M.Z.)